martedì 17 marzo 2009

Presentata la "Carta del lago di Garda"

E’ stata presentata ieri 13 marzo a Torri del Benaco la Carta del Lago di Garda, in conclusione del convegno sul tema “Problematiche ambientali del lago di Garda. A promuoverla l'Assessore alle politiche ambientali Gian Carlo Conta e sottoscritta da Regio

Approfondimenti e proposte di risanamento” promosso dalla Regione Veneto, insieme ad ANSAC (Associazione nazionale per la sorveglianza e il controllo). L’intesa di programma è stata proposta dall’assessore regionale alle Politiche ambientali Gian Carlo Conta, che a nome dei colleghi della Regione Lombardia e della Provincia autonoma di Trento, assenti per problemi istituzionali, ha proceduto alla sottoscrizione dell’accordo di programma.
“Il protocollo che ho condiviso con i colleghi di Lombardia e Trentino è mirato alla soluzione di problematiche ben note – ha affermato l’assessore Gian Carlo Conta -. Serve per il Lago di Garda e per tutti i laghi veneti una legislazione complessiva, sul modello della legge 156/2006 che ho promosso e ottenuto per il Mare Adriatico. Me ne farò carico dalla prossima settimana in Giunta regionale, perché occorre avere un quadro normativo che permetta di sostenere dei piani strutturali a favore dell’ambiente e dell’economia del lago, quanto mai necessaria in questo periodo di crisi. Questa carta è perciò un primo passo importante, per unire le tre province interessate in un percorso integrato di interventi”. L’intesa è finalizzata alla tutela e allo sviluppo del lago di Garda attraverso interventi nei settori ambientale, energetico e turistico, in modo condiviso da parte degli Enti firmatari. A fronte della complessità ambientale ed economica del lago di Garda, l’esigenza di coordinare gli interventi è sempre più urgente: in particolare, l’auspicio del documento è che le tre regioni competenti, Veneto, Lombardia e Trentino, agiscano in modo coordinato a favore del patrimonio ambientale e dello sviluppo sostenibile delle attività produttive.
L’impegno è di ridurre progressivamente delle sostanze potenzialmente pericolose nei cicli produttivi e negli scarichi, la riduzione dei potenziali inquinanti di tipo diffuso, derivanti dal settore agronomico-zootecnico (nitrati e fosforo) nel bacino idrografico afferente al lago di Garda, il collettamento ad idonei impianti di depurazione di tutti gli scarichi idrici civili ed industriali, l’incentivazione della geotermia e del fotovoltaico, la valorizzazione degli aspetti turistici legati al sistema lago ed in particolare al potenziamento delle infrastrutture destinate ai servizi, la Certificazione Ambientale di Area quale strumento di corretta gestione del territorio e di partecipazione condivisa dei cittadini, la creazione di un sistema GIS di acquisizione ed organizzazione dei dati ambientali, turistici ed energetici dell’area, e la predisposizione di un piano di monitoraggio dell’efficacia degli interventi,

tratto da Redazione Gardanotizie.it



sabato 17 gennaio 2009

La salute dei canneti del lago

Convenzione tra Provincia e Comuni rivieraschi . Fiorio: «Così è garantita l’omogeneità di intervento». Controlli sullo stato della vegetazione e sui tagli necessari per tutelarla

Questa mattina, alle 11, in sala conferenze della Caserma Cacciatori di Peschiera, Provincia e Comuni di Bardolino, Castelnuovo, Lazise e Peschiera firmeranno il protocollo d’intesa di quello che è stato «battezzato» come «Progetto unitario di manutenzione e gestione delle aree a canneto». L’accordo assegna alla stazione sperimentale «Eugenio Zilioli» del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irea) di Sirmione il compito di monitorare la salute dei canneti presenti sulla costa veronese del Lago di Garda e indicare le linee operative con i cui i Comuni provvederanno alla loro pulizia e tagli manutentivi. Per questi interventi i Comuni riceveranno dalla Provincia, per il 2009, un contributo complessivo di 40mila euro. «Credo sia un passaggio molto importante», dice Gianluca Fiorio assessore all’ambiente di Peschiera. «Mi sembra giusto ringraziare la Provincia che è stata l’attore principale attore principale e ha coordinato il progetto. E naturalmente va sottolineata la collaborazione con gli altri Comuni perché ci permette non solo di ottimizzare le risorse ma anche di attuare una stessa linea operativa che mi pare necessaria per poter garantire al meglio la tutela dei canneti ripariali». Questa vegetazione costituisce una delle caratteristiche salienti del paesaggio lacustre tanto da essere uno degli elementi determinanti per l’individuazione dell’area del basso lago come Sito di interesse comunitario (Sic) e Zona di protezione speciale (Zps). Un ambiente dal delicato equilibrio. Non a caso lo stesso protocollo d’intesa sottolinea il ruolo del canneto «che costituisce una risorsa naturalistica importantissima quale habitat per moltissime specie di uccelli acquatici, sia per la fase di nidificazione e riproduzione, ma anche come area di alimentazione e rifugio». Il documento indica anche il ruolo prioritario del canneto «nell’ottica della valorizzazione ed incremento delle specie di pesci di maggiore valore naturalistico e, nello stesso tempo, di interesse economico». Sino ad ora sulla sponda veronese la manutenzione dei canneti, ovvero i tagli e gli sfalci, sono stati gestiti in modo autonomo dai diversi Comuni preventivamente autorizzati dalla Provincia. L’assessore Fiorio sottolinea anche il ruolo della stazione sperimentale del Cnr che dopo la firma dell’accordo acquisirà tutta la documentazione predisposta sino ad ora dai vari Comuni inerente il progetto manutentivo delle rispettive aree a canneto; dopo di che predisporrà il progetto individuando, tra l’altro, i tempi degli interventi e i criteri di monitoraggio. «Non è da tutti avere così vicina una sede operativa di un ente così prestigioso. È una vera fortuna anche perché sono loro a seguire un analogo progetto già in corso dal 2001 e che riguarda i canneti della sponda bresciana che sono in continuità con la nostra. Niente di meglio, dunque», dice Fiorio, «che ci sia un’omogeneità di progetto e di modo di procedere alla manutenzione che, bisogna ricordare, é indispensabile anche per prevenire implicazioni di carattere igienico-sanitario derivanti dall’accumulo, all’interno dei canneti rivieraschi, di rifiuti piaggiati dalle onde».

G.B tratto da L'Arena

mercoledì 7 gennaio 2009

SIRMIONE. Canneti, confermati i danni.

AMBIENTE. A Sirmione e Desenzano gli episodi, le sanzioni a carico dei responsabili

È allarme per la devastazione dei canneti a Sirmione e Desenzano, parti essenziali di un delicato ecosistema lacuale indispensabile per la fitodepurazione delle acque e per la vita di molte specie ittiche e volatili. In questi giorni si stanno concludendo le verifiche disposte dall’assessore provinciale all’Ambiente Enrico Mattinzoli. I sopralluoghi condotti dai tecnici dell’assessorato, dal comando polizia locale del comune di Sirmione e dal centro di Rilevamento ambientale dello stesso Comune hanno permesso di verificare che nel caso del cantiere di via XXV aprile vi è stata l’effettiva distruzione di buona parte del canneto e sono stati identificati i responsabili; relativamente al canneto in loc. S. Vito, sono in corso una serie di approfondimenti.
Anche la verifica dell’episodio segnalato a Desenzano in località Zattera ha permesso di accertare l’effettivo danneggiamento di parte del canneto, sono in corso le verifiche per risalire ai responsabili. «Sulla base delle previsioni della legge regionale 31 marzo 2008 - spiega ancora l’assessore Mattinzoli - che dispone la tutela e la conservazione della piccola fauna, della flora e della vegetazione spontanea e che vieta il danneggiamento e la distruzione dei canneti, i responsabili degli illeciti sono puniti con una sanzione amministrativa da 500 a 4.000 euro nonché con le relative sanzioni amministrative e penali nel caso in cui i fatti abbiano comportato anche un illecito in materia di tutela del paesaggio». L’assessorato ricorda anche i contributi recentemente assegnati relativamente agli interventi di gestione, manutenzione e salvaguardia dei canneti (in totale 55mila euro): 27mila euro a Sirmione, 14 mila a Desenzano, 9 mila e 500 euro a Moniga, circa 3mila 800 euro a Padenghe. (P.GO. bresciaoggi.it 3 Gennaio 2009)

MONIGA. Sentenza giudica illegittimi gli hangar

MONIGA. Una controversa vicenda che prende il via ancora nel 2005

Sentenze del Tar: «Illegittimi gli hangar costruiti nel porto»

La Soprintendenza di Brescia l’ha spuntata nel ricorso al Tar contro gli hangar costruiti nel porto di Moniga. Il 31 maggio 2007 il Comune ha autorizzato una società a responsabilità limitata a realizzare dei capannoni interrati, da destinare al rimessaggio di imbarcazioni. Ma due mesi dopo la Soprintendenza ha annullato il provvedimento, sostenendo che l’intervento era già stato eseguito abusivamente, e, di conseguenza, si trattava di una sanatoria illegittima. In novembre il Comune ha così ordinato lo sgombero dei locali, provvedimento poi revocato, in attesa della sentenza ora depositata. La vicenda inizia ancora nel 2005. Dopo l’invio della denuncia di inizio attività per la costruzione degli hangar, l’esperto ambientale del Comune aveva espresso il proprio assenso, prescrivendo di aumentare lo spessore del terreno vegetale al fine di ripiantare le essenze arboree esistenti, e di variare l’altezza per seguire il più possibile l'andamento naturale del terreno. In seguito il municipio chiese ai privati nuovi documenti, tra cui le tavole progettuali aggiornate. I lavori furono eseguiti ugualmente, nel corso del 2006. Il Comune rilasciò una prima autorizzazione il 7 dicembre e un’altra nel maggio del 2007, entrambe annullate dalla Soprintendenza, e oggetto del dibattimento. «Il parere dell’esperto ambientale costituisce un semplice atto istruttorio – dice adesso il Tar, davanti al quale si è costituita anche Italia Nostra - e non una sorta di autorizzazione implicita all’inizio dei lavori». E, per quanto riguarda la sanatoria, bisogna percorrere un cammino differente, acquisendo in via preventiva e vincolante il sì della Soprintendenza, che in tal caso deve entrare nel merito. (S.Z. bresciaoggi.it 04/01/2009)

giovedì 11 dicembre 2008

Balbiana, colline e cementificazione

Domenica 16 Novembre 2008 BRESCIA OGGI

IL TEMA. L’eccessiva cementificazione preoccupa gli ambientalisti del Parco delle Colline e la Soprintendenza. Dal caso Balbiana alle mire dei costruttori
L’accusa: «Qui in tre anni superati i 100 mila metri cubi»


Balbiana è solo la punta di un iceberg di cemento che sta invadendo una zona di grande pregio naturalistico come quella di Manerba. Un giro d’affari, quello urbanistico, che - secondo molti osservatori (sul tema il Garda si è guadagnato recentemente anche un’inchiesta del settimanale "L’Espresso") - richiama sulle sponde del lago oltre ai soliti speculatori, anche l’attenzione della criminalità organizzata.
Secondo le associazioni ambientaliste, i veri problemi stanno a monte. Fra gli altri, la possibilità concessa agli enti locali di coprire le spese correnti con gli oneri dei permessi a costruire.
Tra i casi più recenti registrati a Manerba, c’è la vicenda del sentiero collinare di Balbiana trasformato in una strada battuta da camion e ruspe per raggiungere un albergo in costruzione in vicolo del Poggio. È una delle questioni più clamorose, ma non certo l’unica a mettere in allarme associazioni ambientaliste, Soprintendenza, Prefettura, forze dell’ordine, addirittura la Provincia di Brescia. Tutti in allarme. Secondo fonti vicine al Broletto, l’ex assessore al territorio Aristide Peli avrebbe comunicato in una lettera proprio al comune di Manerba di aver individuato negli strumenti urbanistici adottati dall’amministrazione «almeno 53 anomalie da regolarizzare in contrasto con il Piano territoriale di coordinamento provinciale», il documento che detta le regole della tutela del paesaggio.
«Nel solo comune di Manerba da tre anni a questa parte la cementificazione ha superato i 100 mila metri cubi. Gran parte delle strutture realizzate partono senza autorizzazioni, e senza il parere della Soprintendenza. Poi i lavori vengono sospesi in attesa delle sanatorie che giungono puntualmente» afferma Enzo Bertelli, tecnico della società Gimimex, che ha sollecitato vivamente tutte le istituzioni affinché intervenissero sulla vicenda Balbiana e non solo su quella. Un impegno non scevro da rischi se è vero che Beretelli è già stato oggetto di minacce (una nel bel mezzo del paese).
«Nell’aprile 2008 - dice Bertelli - è stata rilevata nell’area della Balbiana una presenza di mercurio oltre i limiti consentiti dalla legge». Le ordinanze di ripristino ambientale del sentiero emesse nei mesi scorsi da Sovrintendenza e assessorato provinciale all’Ambiente sono sempre state disattese: «Tutta la zona deve tornare com’era - dice Bertelli -. La strada va eliminata».Circa 15 mila metri cubi di terra sono da riportare indietro: «stiamo aspettando le ruspe - prosegue Bertelli - siamo attenti e vigli non ci toccano minacce più o meno velate». Le speculazioni edilizie sembrano di casa nel basso Garda dove, da tempo, le associazioni ambientaliste (come il Comitato per il Parco delle Colline moreniche del Garda) denunciano abusi e irregolarità. Non tutto infatti pare trasparente: in molti comuni «le amministrazioni - dice Bertelli - negano l’accesso alla documentazione anche ai membri dell’opposizione».F.AP.

venerdì 28 novembre 2008

Contaminata riva San Vito a Sirmione

da Bresciaoggi.it di Maurizio Toscano

LA DENUNCIA. Le associazioni ambientaliste del Basso Garda presentano un esposto per due gravissimi episodi, avvenuti all’altezza di due cantieri edili sulla penisola Sirmione, così si uccidono i canneti. Contaminata la riva San Vito su circa seimila metri quadri. Distrutto il 40 per cento della flora acquatica tutelata

Ci risiamo. Un altro scempio ambientale si registra sulla costa del lago di Garda. Stavolta è il turno di Sirmione dove il maestoso canneto di S. Vito, uno dei maggiori dell’intero bacino gardesano con oltre 6 mila mq di superficie, è stato devastato forse irrimediabilmente. Un episodio doloso, pochi i dubbi. E ora si dovranno accertare le responsabilità. Il 19 ottobre scorso, denuncia il presidente del Comitato per la tutela di punta Grò, Laura Simeone, al quale si sono unite le associazioni Roverella, Italia Nostra, Legambiente del Garda e Comitato parco colline moreniche, è stato scoperto «nel canneto antistante il cantiere di S. Vito uno scarico di acque reflue, presumibilmente provenienti dall’attiguo cantiere edile. Visivamente - prosegue l’esposto trasmesso alla Forestale, al Comune, ai Noe, ai Carabinieri e agli assessorati provinciali all’ambiente e al territorio - si nota che la porzione centrale del canneto, proprio in corrispondenza dell’arrivo di una tubazione, è contaminata e con le piante completamente disseccate». La documentazione fotografica, realizzata da una barca e da un aereo, non lascia adito a dubbi se confrontata con altre fotografie risalenti al marzo 2007 (prima dell’inizio dei lavori) in cui viene dimostrato il buono stato delle piante. Ora sarà chi di dovere ad accertare le responsabilità. Ma i sospetti degli ambientalisti puntano in una direzione ben precisa. Sempre le foto (ma c’è a disposizione delle autorità anche un filmato) mostrano come un tubo parta dalla recinzione del cantiere per sboccare sulla riva: in mesi e mesi di versamento a lago, quella parte di canneto è andata ormai distrutta. Almeno il 40% perso irreparabilmente. Le associazioni aspettano ora con fiducia un intervento delle autorità. Finora il solo assessore provinciale Enrico Mattinzoli ha ringraziato i firmatari dell’esposto.

sabato 15 novembre 2008

Nasce l'osservatorio sul consumo di suolo

Una iniziativa INU (Istituto Nazionale di Urbanistica) e Legambiente.

Le Province della 'Bassa' lombarda sono la nuova terra di conquista del cemento

Chi più ne ha, più ne spreca. Stiamo parlando del territorio agricolo lombardo, sempre più 'terreno di conquista' per iniziative immobiliari e opere infrastrutturali che non tengono in conto il valore dei suoli: un valore che è allo stesso tempo ambientale, paesaggistico e agricolo, ma che sparisce di fronte alle rendite speculative connesse alla sua trasformazione in terreno edificabile. Di questo si è parlato al convegno organizzato oggi da Legambiente Lombardia con il patrocinio della Presidenza del Consiglio Regionale Lombardo.


Quanto siano speculative le rendite connesse al consumo di suolo lo si capisce dalla pressione che esse esercitano sui terreni agricoli della 'Bassa'. A Mantova spetta il titolo di 'provincia sciupasuoli'. In tutta la provincia mantovana, ogni anno, 'spariscono' 616 ettari di suolo prevalentemente agricolo, cioè una superficie pari a quella di un migliaio di campi di calcio, per far fronte ad un fabbisogno che non ha nulla a che fare con la domanda di residenza: infatti, con una popolazione che è appena un decimo di quella della provincia di Milano, a Mantova si consumano ogni anno 16 metri quadri di suolo per abitante (a Milano il dato pro capite è 2,4 mq). Ma nella categoria 'sciupasuoli' ci sono un po' tutte le provincie della 'Bassa': Pavia e Lodi (11 mq/ab*anno), Cremona (8,6) e Brescia (8,0 mq/ab*anno). Tutti territori di conquista per una alluvione di capannoni spesso vuoti, centri commerciali con annessi parcheggi, strade. Certo, la 'bolla immobiliare' ha giocato a favore di questa crescita inflattiva di consumi di suolo, ma il dato è destinato a consolidarsi, e forse anche a peggiorare, con le previste nuove opere autostradali (Cremona-Mantova, Tirreno-Brennero, Broni-Mortara, BreBeMi) che porteranno con sé anche una crescita di valore immobiliare per i suoli in prossimità dei futuri svincoli. Le situazioni più gravi restano, come ovvio, quelle dell'area metropolitana che da Varese e Milano si estende ormai senza interruzione fino a Brescia, provincia in cui il dato del consumo di suolo è in assoluto il più alto della Lombardia (929 ettari all'anno nel periodo 1999-2004), di poco superiore perfino a quello milanese che tuttavia presenta una situazione ormai consolidata di cementificazione pervasiva, specie nel quadrante nord. Tuttavia il dato delle province meridionali lombarde è preoccupante perchè indica una tendenza alla crescita del cosiddetto sprawl urbanistico, un termine anglosassone che significa 'sparpagliamento' disordinato degli insediamenti e che porta con sé costi ambientali crescenti, a partire dall'aumento della mobilità commerciale e privata, e quindi dell'inquinamento atmosferico, ai danni di un territorio agricolo che è tra i più fertili e produttivi d'Europa.


I primi dati raccolti ed elaborati dal DiAP (Dipartimento di Architettura e Pianificazione) del Politecnico di Milano, nell'ambito del costituendo Osservatorio Nazionale sul Consumo di Suolo promosso da INU (Istituto Nazionale di Urbanistica) e Legambiente, parlano di una Lombardia che consuma quasi 5000 ettari di suolo ogni anno, pari a circa 140.000 metri quadri di terra Lombarda che ogni giorno vengono coperti di cemento e asfalto.


“Suolo e acqua sono le risorse naturali più preziose di cui dispone la nostra regione – commenta Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia –, il suolo in particolare è una risorsa non rinnovabile e che quindi, una volta consumato, non sarà più disponibile per le generazioni che verranno. Occorrono politiche e norme efficaci contro la dilapidazione del patrimonio territoriale lombardo, che purtroppo è favorito dai comuni per i quali le concessioni di nuovi volumi edificabili rappresentano il modo più facile per fare cassa”.


Per raggiungere l'obiettivo della tutela dei suoli, Legambiente propone di attuare la 'compensazione ecologica preventiva': si tratta in pratica di vincolare ogni trasformazione di suoli alla realizzazione di interventi di riqualificazione e cura del paesaggio attraverso azioni di rinaturazione, per responsabilizzare il settore delle costruzioni e incentivare l'edilizia della ristrutturazione e del riuso delle aree dismesse rispetto a quella che occupa territori 'vergini'.


“Sono sempre di più i Paesi europei che mettono in campo norme rigorose per preservare le proprie risorse di natura e paesaggio connesse con la conservazione del territorio rurale – conclude Di Simine -. In Italia e in Lombardia non esiste ancora nulla di simile, ma non c'è tempo da perdere se vogliamo impedire che la nostra regione diventi una distesa caotica di piastre commerciali, autostrade e parcheggi”.