giovedì 11 dicembre 2008

Balbiana, colline e cementificazione

Domenica 16 Novembre 2008 BRESCIA OGGI

IL TEMA. L’eccessiva cementificazione preoccupa gli ambientalisti del Parco delle Colline e la Soprintendenza. Dal caso Balbiana alle mire dei costruttori
L’accusa: «Qui in tre anni superati i 100 mila metri cubi»


Balbiana è solo la punta di un iceberg di cemento che sta invadendo una zona di grande pregio naturalistico come quella di Manerba. Un giro d’affari, quello urbanistico, che - secondo molti osservatori (sul tema il Garda si è guadagnato recentemente anche un’inchiesta del settimanale "L’Espresso") - richiama sulle sponde del lago oltre ai soliti speculatori, anche l’attenzione della criminalità organizzata.
Secondo le associazioni ambientaliste, i veri problemi stanno a monte. Fra gli altri, la possibilità concessa agli enti locali di coprire le spese correnti con gli oneri dei permessi a costruire.
Tra i casi più recenti registrati a Manerba, c’è la vicenda del sentiero collinare di Balbiana trasformato in una strada battuta da camion e ruspe per raggiungere un albergo in costruzione in vicolo del Poggio. È una delle questioni più clamorose, ma non certo l’unica a mettere in allarme associazioni ambientaliste, Soprintendenza, Prefettura, forze dell’ordine, addirittura la Provincia di Brescia. Tutti in allarme. Secondo fonti vicine al Broletto, l’ex assessore al territorio Aristide Peli avrebbe comunicato in una lettera proprio al comune di Manerba di aver individuato negli strumenti urbanistici adottati dall’amministrazione «almeno 53 anomalie da regolarizzare in contrasto con il Piano territoriale di coordinamento provinciale», il documento che detta le regole della tutela del paesaggio.
«Nel solo comune di Manerba da tre anni a questa parte la cementificazione ha superato i 100 mila metri cubi. Gran parte delle strutture realizzate partono senza autorizzazioni, e senza il parere della Soprintendenza. Poi i lavori vengono sospesi in attesa delle sanatorie che giungono puntualmente» afferma Enzo Bertelli, tecnico della società Gimimex, che ha sollecitato vivamente tutte le istituzioni affinché intervenissero sulla vicenda Balbiana e non solo su quella. Un impegno non scevro da rischi se è vero che Beretelli è già stato oggetto di minacce (una nel bel mezzo del paese).
«Nell’aprile 2008 - dice Bertelli - è stata rilevata nell’area della Balbiana una presenza di mercurio oltre i limiti consentiti dalla legge». Le ordinanze di ripristino ambientale del sentiero emesse nei mesi scorsi da Sovrintendenza e assessorato provinciale all’Ambiente sono sempre state disattese: «Tutta la zona deve tornare com’era - dice Bertelli -. La strada va eliminata».Circa 15 mila metri cubi di terra sono da riportare indietro: «stiamo aspettando le ruspe - prosegue Bertelli - siamo attenti e vigli non ci toccano minacce più o meno velate». Le speculazioni edilizie sembrano di casa nel basso Garda dove, da tempo, le associazioni ambientaliste (come il Comitato per il Parco delle Colline moreniche del Garda) denunciano abusi e irregolarità. Non tutto infatti pare trasparente: in molti comuni «le amministrazioni - dice Bertelli - negano l’accesso alla documentazione anche ai membri dell’opposizione».F.AP.

venerdì 28 novembre 2008

Contaminata riva San Vito a Sirmione

da Bresciaoggi.it di Maurizio Toscano

LA DENUNCIA. Le associazioni ambientaliste del Basso Garda presentano un esposto per due gravissimi episodi, avvenuti all’altezza di due cantieri edili sulla penisola Sirmione, così si uccidono i canneti. Contaminata la riva San Vito su circa seimila metri quadri. Distrutto il 40 per cento della flora acquatica tutelata

Ci risiamo. Un altro scempio ambientale si registra sulla costa del lago di Garda. Stavolta è il turno di Sirmione dove il maestoso canneto di S. Vito, uno dei maggiori dell’intero bacino gardesano con oltre 6 mila mq di superficie, è stato devastato forse irrimediabilmente. Un episodio doloso, pochi i dubbi. E ora si dovranno accertare le responsabilità. Il 19 ottobre scorso, denuncia il presidente del Comitato per la tutela di punta Grò, Laura Simeone, al quale si sono unite le associazioni Roverella, Italia Nostra, Legambiente del Garda e Comitato parco colline moreniche, è stato scoperto «nel canneto antistante il cantiere di S. Vito uno scarico di acque reflue, presumibilmente provenienti dall’attiguo cantiere edile. Visivamente - prosegue l’esposto trasmesso alla Forestale, al Comune, ai Noe, ai Carabinieri e agli assessorati provinciali all’ambiente e al territorio - si nota che la porzione centrale del canneto, proprio in corrispondenza dell’arrivo di una tubazione, è contaminata e con le piante completamente disseccate». La documentazione fotografica, realizzata da una barca e da un aereo, non lascia adito a dubbi se confrontata con altre fotografie risalenti al marzo 2007 (prima dell’inizio dei lavori) in cui viene dimostrato il buono stato delle piante. Ora sarà chi di dovere ad accertare le responsabilità. Ma i sospetti degli ambientalisti puntano in una direzione ben precisa. Sempre le foto (ma c’è a disposizione delle autorità anche un filmato) mostrano come un tubo parta dalla recinzione del cantiere per sboccare sulla riva: in mesi e mesi di versamento a lago, quella parte di canneto è andata ormai distrutta. Almeno il 40% perso irreparabilmente. Le associazioni aspettano ora con fiducia un intervento delle autorità. Finora il solo assessore provinciale Enrico Mattinzoli ha ringraziato i firmatari dell’esposto.

sabato 15 novembre 2008

Nasce l'osservatorio sul consumo di suolo

Una iniziativa INU (Istituto Nazionale di Urbanistica) e Legambiente.

Le Province della 'Bassa' lombarda sono la nuova terra di conquista del cemento

Chi più ne ha, più ne spreca. Stiamo parlando del territorio agricolo lombardo, sempre più 'terreno di conquista' per iniziative immobiliari e opere infrastrutturali che non tengono in conto il valore dei suoli: un valore che è allo stesso tempo ambientale, paesaggistico e agricolo, ma che sparisce di fronte alle rendite speculative connesse alla sua trasformazione in terreno edificabile. Di questo si è parlato al convegno organizzato oggi da Legambiente Lombardia con il patrocinio della Presidenza del Consiglio Regionale Lombardo.


Quanto siano speculative le rendite connesse al consumo di suolo lo si capisce dalla pressione che esse esercitano sui terreni agricoli della 'Bassa'. A Mantova spetta il titolo di 'provincia sciupasuoli'. In tutta la provincia mantovana, ogni anno, 'spariscono' 616 ettari di suolo prevalentemente agricolo, cioè una superficie pari a quella di un migliaio di campi di calcio, per far fronte ad un fabbisogno che non ha nulla a che fare con la domanda di residenza: infatti, con una popolazione che è appena un decimo di quella della provincia di Milano, a Mantova si consumano ogni anno 16 metri quadri di suolo per abitante (a Milano il dato pro capite è 2,4 mq). Ma nella categoria 'sciupasuoli' ci sono un po' tutte le provincie della 'Bassa': Pavia e Lodi (11 mq/ab*anno), Cremona (8,6) e Brescia (8,0 mq/ab*anno). Tutti territori di conquista per una alluvione di capannoni spesso vuoti, centri commerciali con annessi parcheggi, strade. Certo, la 'bolla immobiliare' ha giocato a favore di questa crescita inflattiva di consumi di suolo, ma il dato è destinato a consolidarsi, e forse anche a peggiorare, con le previste nuove opere autostradali (Cremona-Mantova, Tirreno-Brennero, Broni-Mortara, BreBeMi) che porteranno con sé anche una crescita di valore immobiliare per i suoli in prossimità dei futuri svincoli. Le situazioni più gravi restano, come ovvio, quelle dell'area metropolitana che da Varese e Milano si estende ormai senza interruzione fino a Brescia, provincia in cui il dato del consumo di suolo è in assoluto il più alto della Lombardia (929 ettari all'anno nel periodo 1999-2004), di poco superiore perfino a quello milanese che tuttavia presenta una situazione ormai consolidata di cementificazione pervasiva, specie nel quadrante nord. Tuttavia il dato delle province meridionali lombarde è preoccupante perchè indica una tendenza alla crescita del cosiddetto sprawl urbanistico, un termine anglosassone che significa 'sparpagliamento' disordinato degli insediamenti e che porta con sé costi ambientali crescenti, a partire dall'aumento della mobilità commerciale e privata, e quindi dell'inquinamento atmosferico, ai danni di un territorio agricolo che è tra i più fertili e produttivi d'Europa.


I primi dati raccolti ed elaborati dal DiAP (Dipartimento di Architettura e Pianificazione) del Politecnico di Milano, nell'ambito del costituendo Osservatorio Nazionale sul Consumo di Suolo promosso da INU (Istituto Nazionale di Urbanistica) e Legambiente, parlano di una Lombardia che consuma quasi 5000 ettari di suolo ogni anno, pari a circa 140.000 metri quadri di terra Lombarda che ogni giorno vengono coperti di cemento e asfalto.


“Suolo e acqua sono le risorse naturali più preziose di cui dispone la nostra regione – commenta Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia –, il suolo in particolare è una risorsa non rinnovabile e che quindi, una volta consumato, non sarà più disponibile per le generazioni che verranno. Occorrono politiche e norme efficaci contro la dilapidazione del patrimonio territoriale lombardo, che purtroppo è favorito dai comuni per i quali le concessioni di nuovi volumi edificabili rappresentano il modo più facile per fare cassa”.


Per raggiungere l'obiettivo della tutela dei suoli, Legambiente propone di attuare la 'compensazione ecologica preventiva': si tratta in pratica di vincolare ogni trasformazione di suoli alla realizzazione di interventi di riqualificazione e cura del paesaggio attraverso azioni di rinaturazione, per responsabilizzare il settore delle costruzioni e incentivare l'edilizia della ristrutturazione e del riuso delle aree dismesse rispetto a quella che occupa territori 'vergini'.


“Sono sempre di più i Paesi europei che mettono in campo norme rigorose per preservare le proprie risorse di natura e paesaggio connesse con la conservazione del territorio rurale – conclude Di Simine -. In Italia e in Lombardia non esiste ancora nulla di simile, ma non c'è tempo da perdere se vogliamo impedire che la nostra regione diventi una distesa caotica di piastre commerciali, autostrade e parcheggi”.

sabato 4 ottobre 2008

MANERBA. «I pannelli fotovoltaici non sono antiestetici»

da bresciaoggi.it di Sergio Zanca

Il Tribunale amministrativo regionale di Brescia ha sospeso l’efficacia di un decreto del Soprintendente per i beni architettonici e paesaggistici Luca Rinaldi che lo scorso giugno aveva annullato l’autorizzazione rilasciata dal Comune di Manerba per la posa di 500 pannelli solari da 0,80 x 1,60 metri (superficie di 632 metri quadri), da collocare sul solaio di copertura del complesso edilizio in via Boschetti, località Solarolo.
GLI EDIFICI sono suddivisi in due blocchi, uno con destinazione residenziale (zona B1 di completamento) e uno adibito a casa per anziani (zona F2 attrezzature sociali). L’impianto è progettato per produrre energia elettrica da cedere in rete. L’annullamento deciso da Rinaldi «si basava su presunte carenze documentali e istruttorie e sulla sottovalutazione degli elementi di criticità ambientale e del disturbo visivo». Il Tar (presidente Sergio Conti, consigliere Mario Mosconi, estensore Mauro Pedron) ha detto di non essere d’accordo. «Il progetto – leggiamo nella sentenza - è corredato degli studi necessari per l’analisi dell’intervento edilizio, tra cui la relazione paesistica, che prende in considerazione i livelli di tutela esistenti».
E ancora: «L’inserimento di impianti tecnologici in zone vincolate che tutela i valori estetici di un quadro d’insieme deve essere valutato tenendo presente la natura e la finalità di tali impianti.
L’uso di pannelli fotovoltaici è attualmente considerato desiderabile per il contributo alla produzione di energia elettrica senza inconvenienti ambientali. Questo modifica, almeno in parte, il giudizio estetico. Pertanto la presenza di pannelli sul tetto di edifici esistenti, pur innovando la tipologia e la morfologia della copertura, non va percepita esclusivamente come un fattore di disturbo visivo».
IL RICORSO al Tribunale amministrativo era stato presentato dalla srl Manerba Investimenti, rappresentata dall’avvocato Giovanni Onofri. La società pubblica, presieduta dall’ex sindaco Isidoro Bertini, che si avvale della collaborazione di Energetica, l’agenzia di Artogne, ha puntato grosso sulla installazione dei pannelli solari.
«Per ragioni di convenienza e risparmio fiscale –ha avuto modo di ricordare Bertini - il municipio ci ha incaricato di acquistare 17 appartamenti (a un prezzo inferiore del 40% a quello di mercato) nella struttura casa albergo per anziani «Le farfalle». Abbiamo acceso un mutuo che pagheremo con gli affitti. Senza dimenticare che il valore degli alloggi si rivaluta nel tempo». Sul tetto, i pannelli. Bocciati dalla Soprintendenza e promossi dal Tar.

MANERBA. Quattro progetti tornano in pista.

La Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici delle province di Brescia, Cremona e Mantova non ha molta fortuna con Manerba. La snc «Il ginepro» di Angossini & c., difesa dagli avvocati Italo Ferrari, Francesco e Gianfranco Fontana, ha ottenuto l’annullamento del decreto contrario all’autorizzazione rilasciata dal Comune per costruire un nuovo edificio residenziale in via Pisenze, vicino alla rocca, in zona B3 (di completamento). Motivo: il lago è distante, inoltre esistono barriere vegetali. Inoltre il riporto di terra per un metro sopra il piano di campagna è consentito dal Prg. Identica sentenza a favore della sas «Sil» di Alessandro Fada & c., affidatasi allo stesso studio legale, sempre a Pisenze.
HA AVUTO ragione anche Pasqua Pirlo Bocchio (avvocato Alberto Luppi) che si era vista bocciare dalla Soprintendenza un piano di recupero per ristrutturazione e sopralzo di un edificio in località Solarolo. «Il Comune – sostiene il Tar - non ha sottovalutato gli elementi di disturbo apportati dall’intervento, in particolare per quanto riguarda l’ingombro visivo e la modifica dello skyline, ma ha chiarito che le innovazioni si integrano nel contesto del centro storico. A questo risultato concorre l’uso di elementi architettonici tradizionali (copertura a falde con manto in coppi, serramenti in legno, archi, intonaco con pigmentazione coerente)».
È andata bene anche alla sas «Alma» di Luciano Romano (avvocato Luppi), che intendeva costruire tre edifici residenziali, per un totale di dieci unità abitative, nell’ambito del piano di lottizzazione «Ai colli». «La modifica dell’andamento del terreno è limitata, e non cambia la percezione della collina morenica», sostiene il Tribunale amministrativo.S.ZA.

venerdì 3 ottobre 2008

LONATO. Maguzzano è salvo


Grande vittoria per tutti i lonatesi e gli amanti del Lago di Garda.
I terreni adiacenti la Chiesa abbaziale (del 1491-1496) di Maguzzano di Lonato sono stati vincolati da un'ordinanza proveniente dal sovrintendente di Brescia, che in questo modo salvaguardia l'ultimo spicchio di verde scampato dallo scempio della cementificazione sul Basso Garda.
In passato erano intervenuti illustri cittadini lonatesi a difesa della zona, tra questi Roberto Vecchioni e Vittorio Messori. Quest'ultimo, già giornalista del Corriere della Sera e più volte intervistatore di Papa Giovanni Paolo II, per il solo fatto di aver difeso in tutti i modi i terreni verdi di Maguzzano, ha confessato che «già due volte hanno spaccato i vetri della mia macchina parcheggiata fuori dall’abbazia e, tanto perché fosse chiaro che non si trattava di una ragazzata né del solito tentativo di furto, mi hanno lasciato un biglietto dentro l’auto».
Anche "Il Giornale" proprio due mesi fa scriveva delle minacce ricevute da Messori e dichiarava che questi messaggi spediti a chi ha difeso a spadatratta la bellezza del paesaggio di Maguzzano erano chiari segnali inviati dalla mafia nostrana e d'importazione. Comitato d'affari che agisce in tutto il Lago di Garda, senza mai essere scoperto.